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Il cannibalismo come "rituale comunista" secondo Massimo Introvigne

Contributo esterno

di Peter Zegers

Le affermazioni perentorie dovrebbero essere provate da fatti indiscutibili; se poi tali affermazioni sono fuori dall'ordinario, anche le prove dovranno essere straordinarie, come ammoniva Marcello Truzzi, uno dei padri del "debunking". Eppure, il direttore del Centro Studi Nuove Religioni (CESNUR)  Massimo Introvigne, palesa con evidenza la sua cavillosità da avvocato quando si tratta di difendere i "Nuovi Movimenti Religiosi" che sono oggetto di attenzioni critiche da parte dei media, della magistratura e degli studiosi anti-sette, per poi cadere nella assoluta mancanza di rigore quando, ricordandosi di essere anche un esponente di punta del tradizionalismo cattolico ed ex capo di Alleanza Cattolica,  dà credito a miti inverosimili in assenza di quelle che Truzzi chiamava "prove straordinarie". Un esempio ci è dato dal suo recente focalizzarsi sul mito del cannibalismo dei comunisti.  Che i comunisti mangiassero i bambini, si sa,   era per molti un'iperbole, una accusa grottesca rivolta in Occidente ai fautori della società sovietica. Eppure il mito secondo cui i comunisti mangerebbero i bambini ha una lunga storia. È stato un'arma formidabile durante la Seconda guerra mondiale e nella Guerra fredda contro il "pericolo comunista". Lo storico Stefano Pivato ne ha parlato ampiamente in I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda (2013) e nel suo libro ha demistificato questo prodotto della propaganda politica. Ciononostante, il mito persiste ostinatamente e ci sono ancora ideologi che cercano di ricavarne un capitale politico.

È sorprendente l'accortezza delle argomentazioni di Introvigne quando prevale l'avvocato che è in lui. Non si tralascia alcuna possibilità di dubbio per sostenere l'innocenza dei suoi protetti (si pensi a Scientology, ai Testimoni di Geova e ad altri gruppi settari), per quanto spesso le argomentazioni siano poco plausibili. Diverso è invece il caso dell'attivista ultracattolico, che trasforma improvvisamente le voci più vaghe in prove schiaccianti dei crimini più efferati della storia dell'umanità da sempre. Mentre Massimo Introvigne nega immancabilmente che ci siano illeciti quando si tratta di chi è nelle sue grazie, poiché si tratta solo di un "panico morale" alimentato da un gruppo di critici e apostati disonesti, egli dà per certo che il cannibalismo sia un rituale politico usato dai comunisti per disumanizzare e intimidire i loro avversari. Quando si tratta di casi di abusi rituali satanici, Introvigne è giustamente molto scettico, ma nel caso degli omicidi rituali comunisti si dimostra un "vero credente".


La sua principale e anche unica fonte è un libro del dissidente cinese Zheng Yi, anche se - come Introvigne ammette con amarezza - questi usi esagerare grossolanamente le cose. Introvigne assume pedissequamente che Zheng Yi abbia rivelato la verità sugli eventi di Guangxi. Il cannibale è sempre l'altro, come ha sostenuto William Arens nel suo saggio The Man Eating Myth (1979). E lo stesso Zheng Yi non parla del suo gruppo etnico, ma di una minoranza etnica presumibilmente colpevole di queste pratiche cannibalistiche. Introvigne scrive: “L'aspetto straordinario degli eventi del Guangxi deriva dal fatto che il cannibalismo viene documentato da Zheng non dalla propaganda anticomunista, ma da indagini e processi promossi ai tempi di Deng Xiaoping dallo stesso Partito Comunista Cinese.” Sarebbe probabilmente la prima volta che egli dà valore a una sentenza di un tribunale cinese. Per lo più, invece, egli denuncia l'inaffidabilità di questa giurisprudenza.


Il nostro ultracattolico ritiene di aver trovato un "precedente" per questo ‘cannibalismo rivoluzionario’ nella repressione della rivolta della Vandea degli anni 1793-1796. Si basa sul lavoro del francese Reynald Secher, praticamante un suo affine politico che mantiene stretti legami con gli ambienti dell'estrema destra in patria. Ad esempio, ha collaborato alla rivista revisionista La Nouvelle Revue d'Histoire fondata da Dominique Venner, uno dei più noti ideologi della Nouvelle Droite. Introvigne lo presenta come uno storico serio, ma gli esperti francesi della Rivoluzione francese non sono del tutto d'accordo. Secher parla di genocidio, fa paragoni con l'Olocausto e sostiene che i semi del totalitarismo si trovano nelle idee alla base della Rivoluzione. Dichiarazioni del tutto in linea con le idee politiche reazionarie e contro-rivoluzionarie di Introvigne.

Egli si inserisce quindi in una lunga tradizione di propagandisti anticomunisti, che non rinunciano a qualche bugia di troppo quando si tratta di promuovere la "buona causa". Cosa c'è di più facile per far rivivere un mito noto e diffuso?

Dopo tutto, se si può sostenere in modo plausibile che il "cannibalismo rituale" fa parte del comunismo, allora anche il furto di organi e altre propagande dell'orrore ordite da Falun Gong sono molto più facili da vendere.


"Il cannibalismo, nella sua forma più odiosa e malvagia, quella dei bambini, divenne un archetipo e riapparve nelle caricature durante la Rivoluzione francese, in particolare in una famosa incisione (Fig. di James Gillray) che seguì i massacri di settembre. Essa mostra una famiglia di sans-culottes che consuma una "cenetta", divorando avidamente i resti di alcuni aristocratici massacrati durante la giornata, mentre una donna arrostisce un bambino accanto al camino. Sulla scia di Claude Rawson e David Bindman, vale la pena notare che questo atto diabolico, sempre presente nella retorica antirivoluzionaria inglese, trova il suo esplicito punto di partenza nell'opera di un altro famoso irlandese: Edmund Burke, anch'egli abbondantemente caricaturato. Da Vue d’Angleterre : les mouvements révolutionnaires de la fin du XVIIIe siècle ou le rejet du républicanisme dans les images (Pascal Dupuy)

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06 de jul. de 2024
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